L’Italia riduce lo spreco alimentare, ma la partita è tutt’altro che vinta. Il Rapporto Waste Watcher International 2026 fotografa un miglioramento nei comportamenti quotidiani: oggi ogni italiano butta in media poco più di mezzo chilo di cibo a settimana, in calo rispetto all’anno precedente. A trainare il cambiamento sono soprattutto i “boomers”, che si avvicinano già agli obiettivi fissati dall’Agenda ONU 2030 sulla riduzione dello spreco.
Il quadro resta invece più critico tra i giovani della Generazione Z, che sprecano quasi il doppio rispetto agli over 60. Non per mancanza di sensibilità ambientale, ma per difficoltà organizzative: poco tempo per cucinare, scarsa pianificazione dei pasti, maggiore tendenza al sovra-acquisto e alla dimenticanza degli alimenti in frigorifero. Da qui l’idea chiave del Rapporto: la sfida non si vince contrapponendo le età, ma favorendo un’“intelligenza intergenerazionale”, in cui l’esperienza pratica dei più anziani incontri la familiarità dei più giovani con gli strumenti digitali.
Lo spreco resta un problema strutturale per il Paese e ha un impatto economico rilevante lungo tutta la filiera agroalimentare, dalle perdite in campo fino ai consumi domestici, che rappresentano la quota più consistente. A rendere il quadro più complesso è il paradosso sociale: mentre si spreca cibo, cresce l’insicurezza alimentare, soprattutto tra i giovani e nelle aree più fragili del Paese. Un segnale che trasforma la lotta allo spreco in una questione non solo ambientale, ma anche di equità sociale e tutela del reddito delle famiglie.
Le cause principali dello spreco restano “banali” ma diffuse: cattiva conservazione, dimenticanza e acquisti eccessivi. Per questo il Rapporto insiste sulla necessità di trasformare la sensibilità in abitudini automatiche: rendere visibile il cibo in frigo, dare priorità a quello più deperibile, congelare ciò che non si consuma subito. Piccole azioni che, sommate, fanno la differenza.
Cambia anche il costume nella ristorazione: oggi la grande maggioranza dei clienti dichiara di consumare tutto o di portare a casa gli avanzi, e la richiesta del “contenitore antispreco” non è più un tabù. In questo scenario si inserisce il Donometro, la nuova piattaforma digitale della campagna Spreco Zero che consente a bar, ristoranti e piccoli esercizi di donare in modo semplice e tracciabile le eccedenze alimentari agli enti del Terzo settore, trasformando il cibo invenduto in una risorsa per chi ne ha più bisogno.
Il messaggio che emerge è chiaro: ridurre lo spreco non è una rinuncia, ma una forma di efficienza domestica e collettiva. Per centrare gli obiettivi di sostenibilità servono strumenti concreti, collaborazione lungo la filiera e un patto tra generazioni, capace di far circolare competenze, buone pratiche e nuove tecnologie.



