Addio a TOSAP, COSAP, imposta sulla pubblicità e diritti sulle affissioni. Ricordiamo che dal 1° gennaio 2021 c’è un solo protagonista sulla scena della fiscalità locale: il Canone Unico Patrimoniale (CUP).
Una rivoluzione che riguarda da vicino bar, ristoranti e tutte le attività che utilizzano spazi all’aperto o espongono insegne e pubblicità visibili dalla strada.
Cos’è il CUP e perché riguarda tutti
Il CUP, introdotto dalla Legge di Bilancio 2020, ha un obiettivo chiaro: semplificare e unificare. In pratica, riunisce in un’unica voce i tributi che prima erano separati.
Oggi vale per due grandi casi:
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l’occupazione di suolo pubblico, anche temporanea, con dehors, tavolini, pedane e ombrelloni;
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la diffusione di messaggi pubblicitari, dalle insegne alle vetrofanie, visibili da spazi pubblici.
Chi paga? Il titolare della concessione o autorizzazione e, quando si tratta di pubblicità, anche l’azienda pubblicizzata.
Quanto costa? Dipende dal Comune
La legge stabilisce delle tariffe base, ma i Comuni hanno mano libera nel definire i criteri.
Contano fattori come:
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la zona (centro o periferia);
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la categoria della strada;
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la superficie occupata;
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la durata dell’occupazione o dell’esposizione.
Un dehors in piazza centrale, quindi, potrà costare molto più di uno in un quartiere secondario.
Attenzione: ogni Comune deve garantire che gli introiti non siano inferiori a quelli dei vecchi tributi, quindi i margini di riduzione sono limitati.
Le esenzioni che fanno respirare i locali
Non tutto è canone da pagare. La normativa nazionale prevede infatti delle esenzioni importanti per i pubblici esercizi:
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insegne di esercizio fino a 5 mq complessivi;
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scritte e loghi su vetrine o porte di ingresso, se attinenti all’attività e con superficie massima di 0,5 mq ciascuna.
In più, ogni Comune può introdurre riduzioni o agevolazioni extra: un motivo in più per tenere d’occhio i regolamenti locali.
Il CUP va versato al momento del rilascio della concessione o autorizzazione.
Saltare il pagamento significa incorrere in sanzioni salate: mai inferiori all’importo dovuto e mai superiori al doppio.
Il CUP è senza dubbio una semplificazione per la fiscalità locale, ma per i gestori di bar e ristoranti si traduce in un nuovo compito: verificare attentamente i regolamenti del proprio Comune, perché se da un lato la cornice è unica, dall’altro le regole cambiano da città a città.



