Gestione del TFR, nuove regole dal 2026: cosa devono sapere imprese e lavoratori

Gestione del TFR, nuove regole dal 2026: cosa devono sapere imprese e lavoratori

Con l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2026, cambia in modo sostanziale la disciplina del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) per le aziende del settore privato. Le novità, rese operative da una recente circolare dell’INPS, incidono soprattutto sui criteri che determinano l’obbligo di versamento al Fondo di Tesoreria.

Non conta più solo l’anno di avvio: rileva la crescita nel tempo

Fino ad oggi, per stabilire se un’azienda fosse tenuta a versare il TFR al Fondo di Tesoreria INPS, si considerava principalmente il numero di dipendenti nel primo anno di attività. Dal 1° gennaio 2026 il criterio cambia: diventa determinante la media annuale dei lavoratori occupati nell’anno solare precedente.

In altre parole, non è più sufficiente guardare alla fotografia iniziale dell’organico. Anche un incremento del personale negli anni successivi può far scattare l’obbligo.

Le nuove disposizioni si applicano ai periodi di paga decorrenti dal 1° gennaio 2026. Un eventuale TFR trattenuto in azienda quando invece avrebbe dovuto essere trasferito al Fondo di Tesoreria comporta una situazione di irregolarità contributiva.

Le nuove soglie dimensionali

L’obbligo di versamento al Fondo di Tesoreria si attiva al superamento di specifiche soglie, calcolate sulla media dei dipendenti in forza tra il 1° gennaio e il 31 dicembre dell’anno precedente.

I limiti previsti sono progressivi:

  • 60 dipendenti per il biennio 2026-2027

  • 50 dipendenti per il periodo 2028-2031

  • 40 dipendenti a partire dal 1° gennaio 2032

Per le imprese di nuova costituzione resta valido, nel primo anno di attività, il criterio precedente: l’obbligo scatta al raggiungimento della media di 50 dipendenti.

Ne consegue che le aziende che nel 2025 hanno registrato una media pari o superiore a 60 addetti dovranno, dal 1° gennaio 2026, versare al Fondo di Tesoreria INPS le quote di TFR relative ai lavoratori che non hanno scelto la previdenza complementare.

È prevista una finestra di regolarizzazione: i datori di lavoro potranno sistemare eventuali versamenti e arretrati entro il 16 maggio 2026, senza applicazione di sanzioni.

Un aspetto importante: la verifica della soglia va effettuata ogni anno. Se l’azienda supera il limite previsto, l’obbligo decorre dall’anno successivo e permane anche in caso di successiva riduzione dell’organico. Ciò significa che imprese cresciute nel tempo, pur non essendo state coinvolte in passato, potrebbero ora rientrare nella disciplina del Fondo di Tesoreria.

La decisione del lavoratore e le nuove tempistiche

Il versamento al Fondo di Tesoreria riguarda esclusivamente i casi in cui il lavoratore non abbia aderito a una forma di previdenza complementare.

Un’ulteriore novità entrerà in vigore dal 1° luglio 2026 e interesserà i neoassunti: il termine per scegliere la destinazione del TFR si riduce da sei mesi a 60 giorni.

In assenza di una scelta espressa entro questo termine, opererà il meccanismo del silenzio-assenso. L’azienda dovrà quindi trasferire automaticamente il TFR maturando al fondo pensione previsto dal contratto collettivo nazionale di riferimento, come ad esempio Fondo FON.TE per il settore terziario.

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