Il 4 ottobre, giorno dedicato a San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, è tornato a essere una festa nazionale. La ricorrenza ha conseguenze anche sulla busta paga dei lavoratori dipendenti, con possibili importi aggiuntivi per chi non lavora e trattamenti specifici per chi presta servizio durante la festività. Ma quanto si guadagna in più e quali sono le differenze in base al contratto?
Festa di San Francesco il 4 ottobre: cosa cambia per i lavoratori
Il 4 ottobre è la giornata dedicata a San Francesco d’Assisi, figura simbolo della storia e della spiritualità italiana. La ricorrenza è stata ripristinata come festa nazionale con una legge approvata dal Parlamento il 24 settembre 2025, tornando così nel calendario delle festività civili dopo la sua eliminazione nel 1977.
Il ripristino della festività è stato accompagnato da uno stanziamento di 10,6 milioni di euro per coprire i costi aggiuntivi.
La novità riguarda anche il mondo del lavoro: il riconoscimento del 4 ottobre come festività nazionale può incidere sulla retribuzione dei dipendenti, soprattutto quando la data coincide con una domenica.
In questo caso, infatti, non è previsto automaticamente un giorno di riposo aggiuntivo nella settimana successiva. Il trattamento economico dipende dalla normativa applicabile e dal contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) di riferimento.
Quanto vale il 4 ottobre in busta paga?
La domanda più frequente riguarda l’importo che i lavoratori possono ricevere in più grazie alla festività di San Francesco.
Quando la festività cade di domenica, per molti dipendenti si applica il trattamento economico previsto per la cosiddetta festività non goduta. In pratica, il lavoratore può avere diritto a una quota aggiuntiva rispetto alla normale retribuzione, proprio perché la ricorrenza coincide con un giorno di riposo settimanale.
L’importo effettivo varia in base alla retribuzione, alla tipologia di contratto e alle regole stabilite dal CCNL applicato.
Per i lavoratori con stipendio fisso mensile, il trattamento della festività non goduta può corrispondere, nei casi previsti, a una quota pari a un ventiseiesimo della retribuzione mensile, se questo è il divisore utilizzato dal contratto.
Per esempio, con una retribuzione mensile lorda di 1.800 euro e un divisore contrattuale pari a 26, la quota giornaliera sarebbe di circa 69,23 euro lordi.
Si tratta di un esempio indicativo: per conoscere l’importo esatto occorre verificare il contratto collettivo applicato e le voci presenti nel cedolino.
Chi non lavora il 4 ottobre: cosa spetta in busta paga?
Per i dipendenti che non prestano servizio durante la festività, il fatto che il 4 ottobre cada di domenica non significa necessariamente perdere il beneficio economico previsto per la ricorrenza.
In molti casi, infatti, è riconosciuta una quota aggiuntiva per la festività non goduta, oltre alla normale retribuzione mensile.
Il trattamento può cambiare in base alla categoria professionale, al contratto collettivo e alle modalità di retribuzione. Per questo motivo è importante controllare il cedolino paga e verificare come viene indicata la festività.
La quota aggiuntiva, inoltre, è normalmente espressa al lordo: l’importo netto effettivamente percepito dipende dalla tassazione e dalle trattenute applicabili.
Chi lavora il 4 ottobre: maggiorazioni e compensi aggiuntivi
Diverso è il caso dei lavoratori che devono prestare servizio durante la festività di San Francesco.
Per chi lavora domenica 4 ottobre, oltre alla retribuzione ordinaria e al trattamento previsto per la festività, possono spettare il pagamento delle ore effettivamente lavorate e la relativa maggiorazione per il lavoro festivo.
La percentuale della maggiorazione non è uguale per tutti: viene stabilita dal contratto collettivo applicato e può variare a seconda del settore, dell’organizzazione dell’orario e delle condizioni di lavoro.
In alcuni casi, il contratto può prevedere anche specifiche regole per il lavoro domenicale, per il riposo compensativo o per la gestione delle festività coincidenti con il riposo settimanale.
Per sapere quanto spetta concretamente, quindi, non basta conoscere lo stipendio mensile: è necessario considerare anche il numero di ore lavorate e le maggiorazioni previste dal proprio CCNL.
La regola fondamentale è controllare il proprio CCNL: è il contratto applicato a determinare, insieme alla normativa vigente, il trattamento economico spettante e l’eventuale importo aggiuntivo in busta paga.



